Una piazza e una scarpa: un azzardo.


Una statua in una piazza ha da sempre detto e continua a dire molto di più di quanto per sé stessa sia in grado di dire. Sia che raffiguri un artista o un eroe o un santo in realtà rappresenta un principio, un ideale, una speranza a cui la comunità che vive attorno alla piazza si rifà.
Una scarpa in una piazza è un simbolo nuovo, segno dei giorni che viviamo.

Anche una scarpa, collocata al centro di una piazza, dice infinitamente di più di quanto non dica un tacco più una tomaia più una suola.

Carlo Mazzetto, che ha intuito questo, ha creato per la piazza di Fossò una scarpa che non è una scarpa. Tacco, suola, tomaia si vedono, volendo si possono toccare ma diventano subito un’altra cosa. L’artista ci mette di fronte a una realtà che si trasfigura subito in un’altra: idealizzata e arricchita di senso diventa un’infinità di altre cose mentre i nostri occhi la indagano e le mani la scorrono e noi la percorriamo muovendoci attorno, una due, tre volte, scoprendo sempre qualcosa. Carlo è riuscito a trasformare e rendere altro un oggetto della nostra più banale quotidianità. È riuscito a vederlo e a farcelo vedere come percorso da un susseguirsi continuo di forme, trascorso da giochi di chiaroscuri, animato da un insieme di piani e luci che ci portano sempre oltre richiamando a chi passa sogni, fatiche, progetti: vita.
Ma non è questo, del resto, il compito vero dell’arte?
E questa è stata la scommessa su cui Carlo Mazzetto ha puntato. Ed ha vinto.

Assieme alla comunità di Fossò che sulla scarpa, quella del duro lavoro quotidiano che in questa piazza si vuole celebrare, ha costruito il suo presente e proietta il suo futuro.

 

Dott.  Giuseppe  Bovo